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La bibliotecaria e le paure dei bambini Mi piacerebbe leggere ai bambini delle scuole materne e prima e seconda elementare dei racconti sulla paura, per aiutarli ad affrontarla "senza paura"! Stefania, bibliotecaria di Volpago
Se ho ben capito, lei
intende leggere a bambini di tre, quattro, cinque, sei, sette anni storie
di paura perché non abbiano più paura. Parlare, dire, riduce la
carica, la portata di un sentimento qual è la paura; è un’azione che
oggettiva, “porta fuori da sé”, e quindi controlla l’oscuro che
agiva, invadeva, ingombrava la mente. Che adesso è lì, davanti a noi,
con la parola che gli conferisce una certa concretezza con cui venire a
patti, fare i conti. Ma se dopo questa
premessa, vogliamo addentrarci nella questione “pratica” della sua
richiesta, dobbiamo ancora soffermarci, un’altra volta, su faccende che
proprio “pratiche” non sono. L’età. Tre, quattro,
cinque anni (scuola materna), sei, sette anni (prime classi delle
elementari) radunano soggetti che si possono tenere assieme? Il
divario c’è, è grande, e va tenuto in debita considerazione, sia
all’interno dei gruppi che nel raffronto fra gruppi. E veniamo alla lettura ad alta voce. Mai sufficientemente raccomandata, ha la funzione benefica che in molti conosciamo, sia rielaborando personali ricordi d’infanzia, sia ricorrendo a più informate considerazioni (ad esempio: Rita Valentino Merletti, Leggere ad alta voce, Mondadori Infanzie). Ma l’esperienza
del leggere in gruppo (questo mi sembra il suo proposito), non può
prescindere da una considerazione. Un conto, è il rapporto a tu per tu
che si stabilisce con un singolo bambino, uno scambio diretto che lo mette
al centro della nostra attenzione, un altro è entrare in relazione con un
corpo complesso, qual è quello che si costituisce aggregando più
individui. E’ noto che a quell’età (soprattutto nella fascia della scuola materna) il bambino è egocentrico, riferisce tutto a se stesso, con difficoltà si assoggetta a una condotta sociale, di condivisione. La sua attenzione è labile, l’attitudine a intervenire dirottando l’interesse su di sé fortissima, come intrattenerlo con il racconto di una lettura ad alta voce? Ci vogliono davvero alcuni accorgimenti. Teatro, recitazione, marionette, burattini o più semplicemente animazione, coinvolgimento, interazione. Basta anche un racconto accompagnato dalla proiezione delle illustrazioni che compaiono fra le pagine del libro. In biblioteca o a scuola, sicuramente si dispone di un computer, sicuramente di un programma che serve allo scopo, avendo ovviamente un proiettore adatto e compatibile. Qualunque sia la scena che lei si accinge ad approntare per conseguire il suo proposito, il genere elettivamente più adatto è di sicuro la fiaba. Va benissimo la fiaba classica, la fiaba tradizionale e anche la fiaba moderna. Lì troverà gli ingredienti necessari a procurare ai suoi bambini in gruppo tanti spaventi protetti. Che se ripetuti, stando al caldo, al sicuro, non potranno che imprimersi con brividi, meraviglie, da accumulare, ripetere, per il proprio piacere, per il piacere successivo, una volta imparata la storia, di raccontare e spaventare altri. In un tranquillo controllo della propria paura. In un approvvigionarsi di esperienze e cultura. Qualche suggerimento bibliografico le potrà servire. Conta e racconta. Narrazione, teatro, musica, gioco. Da “Lo Cunto de li cunti” di Giovan Battista Basile. A cura di Manuela De Luca, Grazia Zanotti Cavazzoni, Cecilia Avallone, Ferv, 2002 (Scintille). Mostri e paure nella letteratura per l’infanzia di ieri e di oggi, Le Monnier, 2002. Le più belle fiabe di Jacob e Wilhelm Grimm, narrate da Saviour Pirotta, illustrate da Emma Chichester Clark, Mondadori, 2002.Roberto Piumini, Il diavolo al mulino, illustrazioni di Serena Riglietti, Emme Edizioni (“Storie di paura”), 2001. (Anche le altre storie della collezione). Era una notte buia e tempestosa, a cura di Arnhild Kantelhardt, illustrazioni di Jutta Bauer, Einaudi Ragazzi, 2002.
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ALICE
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