Brian Selznick

La straordinaria invenzione
di Hugo Cabret

Un romanzo per parole e immagini





In principio è la parola. Che anticipa le immagini. Tante. Che scorrono.
Una dopo l’altra. In sequenza.
Obbedienti alla parola data, eppure libere di interpretarla.
Carboncino, pagina listata. Bianco e nero. Come una pellicola.
Di celluloide, s’intende. Era tanto tempo fa. C’era una volta...

                                                                            


In principio è la parola. Che anticipa le immagini. Tante. Che scorrono. Una dopo l’altra. In sequenza. Obbedienti alla parola data, eppure libere di interpretarla. Carboncino, pagina listata. Bianco e nero. Come una pellicola. Di celluloide, s’intende. Era tanto tempo fa. C’era una volta...

Che cosa dice quella breve introduzione? sì, quella che scorre dopo il titolo, l’autore, l’editore, l’anno, le dediche....? Dice proprio così: dove si svolge quella storia (Parigi), quando si svolge quella storia (1931), chi è il protagonista (un ragazzo), che cosa succede a quel protagonista (“Un giorno, scoprì un misterioso disegno che cambiò la sua vita per sempre”). E poi, sempre quella breve introduzione, una volta fissato il soggetto, passa alla sceneggiatura, disponendo il lettore-spettatore alla lettura del romanzo-film: sta per sorgere il sole... c’è “una stazione nel cuore della città”, l’atrio di quella stazione, la gente, “un ragazzo che si muove rapidamente”. E’ lui, Hugo Cabret, il nostro ragazzo. Seguiamolo.

Hugo Cabret vive nei muri, entrando e uscendo dalle condotte d’aria, avendo come casa una stanzetta dimenticata sopra la sala d’aspetto della stazione. Hugo Cabret ha dodici anni, è povero, sudicio, lacero, affamato e anche ladro, e regola gli orologi della stazione come ci fosse ancora lo zio a farlo, per non essere scoperto, solo e abbandonato, e finire all’orfanotrofio (vedi Dickens).
Ma questo lo racconta la pagina scritta, riprendendo il filo degli accadimenti, finora di esclusiva pertinenza delle immagini. E così di seguito, in una alternanza incalzante che non dà respiro.

Uno straordinario romanzo di cinquecentoquaranta pagine, che intreccia testo e immagini con il medesimo intento narrativo per dare rilievo agli indizi, disseminati nella trama e nel disegno a carboncino, che riportano tutti agli albori del cinema, a quella fabbrica di illusioni, di sogni e di giochi, e ai meccanismi di cui si giovava per mettere in moto le sue stupefacenti fantasmagorie.

Nella fattispecie, il riferimento al cinema riguarda Georges Méliès (1861-1938), regista e produttore francese, considerato creatore della regia cinematografica e uno dei più grandi autori del cinema fantastico. Il nome di Mèlies compare nel romanzo, come firma di un disegno enigmatico da decifrare. Lo scopre Hugo Cabret, dopo tanto penare, rubare, ingegnarsi, per mettere assieme i pezzi che servono a “dare vita” a un automa.

Azzardando rimandi fra l’arte e la vita, provocando dissidi fra la missione dell’una e la missione dell’altra, costruendo un romanzo che s’avvale di immaginazione, realtà, disegno, parola e fotografia, Brian Selznick, conosciuto finora come celebre illustratore (vedere gli splendidi carboncini del libro), costruisce davvero un’opera affascinante e complessa.

Già in procinto di transitare al cinema (ça va sans dire), sarà foriera di altre tendenze?


Brian Selznick, La straordinaria invenzione di Hugo CabretUn romanzo per parole e immagini, traduzione di Fabio Paracchini, Mondadori, 2007, p.542, € 18,00

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ALICE NEL PAESE DEI BAMBINI
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